FEDERICA BALCONI 04.giu 2026—15.gen 2027

FEDERICA BALCONI 04.​giu 2026—15.gen 2027​

Federica Balconi
Guastafeste
A cura di Giovanna Manzotti

 

È nell’intervento architettonico e installativo | senza | soluzione di continuità di Liliana Moro che la scultura Guastafeste di Federica Balconi fa la sua comparsa con un’attitudine ironica e spiazzante, tanto per colore, quanto per forma e postura. Elemento quasi residuale, finito lì all’improvviso dopo un qualche festeggiamento nella piazza antistante, l’opera instaura una felice relazione con il lavoro di Moro, non senza interferire con il suo rigore formale. Questo oggetto color magenta è la rivisitazione scultorea di un festone che si prende spazio di azione e riposo. Se Moro, con le sue superfici riflettenti, ha aperto la vetrina alla città, riconfigurandola come presenza attiva nel contesto urbano, il gesto di Balconi rafforza questa attitudine e aggiunge alla natura permeabile e collettiva dell’operazione un pizzico di gioco e irriverenza.

Guastafeste, una volta collocato nella vetrina — a dispetto della sua già citata irriverenza e instabilità —, non appare come un oggetto estraneo ma, al contrario, si inserisce felicemente nella partitura definita da Moro, dilatandone la gamma dei registri espressivi e permettendo all’insieme di risuonare secondo una più ricca varietà di note. L’intervento di Balconi si configura così come un’intromissione giocosa, ma anche come un gesto preciso, un’interferenza sottile e ricercata che nasce in seno a un esercizio di costante sintonizzazione. Ed è da questo punto di vista che le due opere si scoprono simili nella loro pur evidente diversità: per la capacità comune di “ascoltare” il contesto e di inserire un segno che, senza operazioni eclatanti, sia capace allo stesso tempo di rispettare lo spazio, interpretarlo e trasformarlo, dimostrando una profonda inclinazione verso l’accoglienza. É una complicità nel disturbo che entrambe le artiste sembrano aver ricercato. Se il gesto di Moro è stato fondativo, quello di Balconi espande il campo delle possibilità sul quale saranno chiamati ad avvicendarsi gli altri artisti invitati nel palinsesto espositivo nei mesi a venire.

Composto da sottili moduli di legno lamellare di abete e faggio, tagliati al laser e verniciati con pittura al quarzo e smalto opaco, Guastafeste si caratterizza per una configurazione compositiva e funzionale che tradisce la sua matrice originaria. Da elemento in carta che trova abituale collocazione a muro o a soffitto, il festone diventa qui una traccia architettonica: una piccola colonna che poggia a terra e cerca di ergersi, trovando un equilibrio solo apparente. In questo sforzo, è come se essa si sgretolasse, crollando su se stessa; al contempo però cerca una forma, la rincorre, forse la trova, ed è in quel momento esatto che diventa altro da sé — un corpo strisciante che si stacca gradualmente dalla sua parte più rigida o, viceversa, una ghirlanda la cui struttura alveolare ben visibile si accorpa verso la fine del suo scheletro. Questo accade forse per rendere il suo atteggiamento più manifesto attraverso una serie di continui aggiustamenti posturali — amplificati dalle pareti riflettenti — che la rendono ai nostri occhi tanto autoironica, quanto volutamente determinata nel farsi avanti verso la sua entrata, o uscita, di scena.

Giovanna Manzotti

Dopo l’apertura a marzo della programmazione di Fivefold Tuning, a cura di Giovanna Manzotti, con l’opera | senza | soluzione di continuità di Liliana Moro – intervento architettonico e installativo che funge da asse portante dell’intero palinsesto espositivo – la prima giovane artista a entrare in scena è Federica Balconi (Monza, 1999). Concepita come un unico piano sequenza, la struttura temporale estesa del programma (20 marzo 2026 – 15 gennaio 2027) ospiterà tra la primavera e l’autunno 2026 gli interventi di altri tre artisti emergenti: Lorena Bucur (Cremona, 1996), Diana Lola Posani (Milano, 1994) e Andrea Di Lorenzo (Varese, 1994). Il titolo Fivefold Tuning, evoca l’idea di un’accordatura a cinque voci: un processo di armonizzazione e prossimità che presuppone ascolto e tensione condivisa. La voce iniziale — quella di Moro — stabilisce il ritmo entro cui le pratiche degli altri artisti trovano spazio, in un esercizio continuo di sintonizzazione tra linguaggi e sensibilità.

Federica Balconi nasce a Monza nel 1999. La sua ricerca scultorea intreccia progettazione, meccanica e riferimenti all’architettura e al design, affrontati attraverso soluzioni compositive volutamente fragili e instabili. Le sue opere mettono in discussione la funzionalità dei materiali e le convenzioni costruttive, trasformando la logica progettuale in un esercizio di precarietà. Le strutture risultanti rivelano una dimensione ironica e disfunzionale, in cui la tensione tra razionalità tecnica e fallimento diventa elemento centrale del lavoro. Nel 2022 si diploma presso l’Accademia di Belle Arti G. Carrara di Bergamo. Prosegue il suo percorso formativo nel Biennio di Scultura dell’Accademia di Belle Arti di Brera, Milano, dove si laurea nel 2025. Nel 2022 vince il Premio Nocivelli nella sezione Scultura. Nel 2023 partecipa alla 15a edizione della Biennale Mulhouse, in Francia, dedicata ai giovani artisti europei. Nel 2024 prende parte alla 13a edizione del Premio Francesco Fabbri per le Arti Contemporanee con l’opera NOTE, alla quale la giuria ha attribuito una menzione speciale. Nel 2025 partecipa alla Cremona Art Week all’interno della mostra LA GIOSTRA e alla collettiva Cinque alla Prima presso Area Treviglio. Nel 2026 il suo lavoro è stato esposto in due mostre personali: AVARIA, Manuale di un malfunzionamento, Deposito2235, Venezia, e Impalcature affettive, uso domestico, Traffic Gallery, Bergamo.

MAIN PARTNERS​

Nel 2020, la Bielorussia è stata attraversata da un’ondata di proteste senza precedenti, scaturite dalla controversa rielezione di Aleksandr Lukashenko per il settimo mandato consecutivo e dalla violenta repressione messa in atto dal suo regime. Questo momento, pur non rovesciando il governo, ha rappresentato una svolta storica: l’emergere di un nuovo soggetto democratico collettivo, capace di ridefinire il senso di comunità e resistenza in quel contesto.