Silvia Berry_ 06.11-05.12.2021

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Francesca Grossi: Un aspetto interessante della tua pratica artistica è l’utilizzo di medium molto diversi tra di loro come il disegno, la pittura, l’installazione di oggetti cuciti a mano, il video e la performance. Ti senti più affine ad una tecnica in particolare o pensi che tutti questi medium riescano allo stesso modo ad esprimere ciò che vuoi raccontare attraverso le tue opere?

Silvia Berry: Al momento sento di aver attraversato diverse fasi nel mio lavoro. Sicuramento ho toccato molti punti, medium e modalità di espressione diverse. Penso di essere ancora in uno stato embrionale e sono certa che ne toccherò tanti altri e spesso mi capiterà di tornare indietro ed attraversare strade più sicure, che ho già percorso. In questo momento sento che il mio lavoro è talmente aperto che non riesco ad escludere qualcosa o a privilegiarne un’altra. Non ho ancora trovato una tecnica che sento solo mia, ma questo aspetto mi piace, così so di non aver raggiunto un punto finale. La chiusura, il raggiungimento del risultato sarebbe la morte del mio processo creativo, di un lavoro che vorrei rimanesse aperto per sempre.

FG: Qual è il processo creativo che precede le opere realizzate ad uncinetto e che ruolo assume il ricordo all’interno di questi lavori?

SB: Sono opere che nascono dalla necessità di dover raccontare una storia. Con questo lavoro ho capito che un’opera non può solamente essere ironica. Questi oggetti hanno un valore altissimo per me. Prendono vita dal ricordo di un evento che mi ha segnato. Sono strumenti che mi avrebbero aiutato a risolvere situazioni del passato che hanno causato in me sofferenza, sono un tentativo di riscatto personale. Possono sembrare buffi alle volte, inutili molte altre ma se si osserva a fondo emergono i piccoli traumi che ho vissuto.

FG: In che modo la performance si relaziona alle tue installazioni?

SB: Gli oggetti creati ad uncinetto, tramite le forme costruite, suggeriscono un movimento, un gesto che non deve essere necessariamente legato all’indossare correttamente il pezzo realizzato. Una combinazione di conoscenze esterne, di illuminazione, di visioni mentali innescano un meccanismo sconosciuto, non replicabile una seconda volta, che mette in atto un’azione in un luogo e in un certo periodo temporale senza che niente venga studiato. La casualità domina questi momenti. Fondamentale è la presenza del corpo attraverso il gesto performativo e l’utilizzo attivo degli strumenti. Allo stesso tempo, un corpo si percepisce anche se non è visibile o se l’azione non sta avvenendo nel momento del contatto con l’oggetto. Le forme indicano e mimano un utilizzo che non è sempre necessario vedere ma che è sufficiente immaginare per sentirne la presenza.

FG: Come ti senti all’idea di realizzare la tua prima mostra personale nella tua città d’origine?

SB: Sono molto onorata di poter marcare questo traguardo alla mia età. Ammetto di sentire della pressione e una responsabilità importante, accompagnate però dalla sicurezza della riuscita di questo progetto. 

Silvia Berry

Platea Palazzo Galeano presenta “SI”, mostra personale dell’artista Silvia Berry e terzo episodio del palinsesto espositivo dedicato ai giovani artisti avviato nel mese di giugno con “Trionfo dell’Aurora” di Marcello Maloberti, intervento realizzato in collaborazione con la Galleria Raffaella Cortese.

“SI” è un’installazione site specific multimediale che riunisce in un’unica immagine i principali medium espressivi che caratterizzano la ricerca dell’artista: il video, la performance, l’oggetto scultoreo e l’introspezione. Il progetto espositivo restituisce visivamente la personale ricerca dell’artista, che è prima di tutto un’analisi della propria identità.

Lo spazio espositivo si trasforma in una scena del crimine, l’artista è la principale protagonista di questa narrazione, un Soggetto Ignoto (da cui il titolo “SI”), irrimediabilmente colpevole, il cui corpo si moltiplica in numerose proiezioni del sé. Un movimento ripetitivo e incessante dal video riecheggia nello spazio: l’artista ruota su sé stessa indossando un copricapo da lei realizzato, che le oscura interamente il viso. L’azione, così carica di spontaneità e naturalezza, dapprima suggerisce poesia, ma acquisisce lentamente violenza sino a diventare pura distruzione.

Oggetti all’apparenza giocosi, divertenti e ironici, suggeriscono una lettura paradossale: un tempo rappresentavano il riscatto personale della Silvia bambina oggi acquisiscono nuovi significati e troppo pesanti giacciono sul pavimento come ferite aperte.

Silvia Berry è un’artista prolifica che ama cimentarsi con tecniche e materiali diversi per dare forma ai propri pensieri attraverso un approccio apparentemente ingenuo, infantile poiché legato a un’estetica giocosa che predilige forme e colori elementari, propriamente naif. Questa “uscita dallo specifico” del territorio dell’arte accademica non si basa su un’attitudine progettuale, ma ogni sperimentazione apre il campo a una nuova indagine che proietta già all’opera successiva.

BIO

Silvia Francis Berry, nata e cresciuta a Lodi, è una giovane artista di origini italo-inglesi che ha seguito studi d’arte da sempre e ha conseguito la laurea alla NABA nel 2021.
La sua opera è caratterizzata da uno spiccato approccio artigianale che si declina in più forme e materiali, tutte contraddistinte da uno spirito giocoso, ironico, volutamente ingenuo.

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